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Valeria Cavalli

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  Mi può concedere, per favore, una sua presentazione?

Cavalli: Ok, io sono Valeria Cavalli e lavoro in Quelli di Grock dal 1981/2.  Ho iniziato la mia carriera come danzatrice all’interno della compagnia, poiché ho studiato danza classica e contemporanea poi sono stata scritturata all’interno della compagnia. Siccome la mia grandissima passione fin da quando ero ragazzina era scrivere, ho cominciato a scrivere spettacoli e insieme a Claudio Intropido mi occupo anche della regia, quindi il mio ruolo da dieci/dodici anni a questa parte è quello di drammaturgo e regista.

Come è arrivata a Quelli di Grock?

Cavalli: Ero appena tornata da Parigi, dove avevo fatto uno studio approfondito di danza contemporanea e a Milano ho trovato lavoro subito come insegnante di danza contemporanea e ho conosciuto Claudio Intropido che allora era socio della Cooperativa Quelli di Grock.  Mi ha proposto un provino per poter fare uno spettacolo. ono stata presa e così è cominciata la mia storia a Quelli di Grock, ho cominciato ad insegnare danza e la cosa poi si è evoluta.

Quali erano i suoi sentimenti sul palco?

Cavalli: Le prove sono un momento molto bello, crei gruppo con i compagni, è un momento molto creativo che non si spegne quando si sale sul palcoscenico anzi ogni replica aggiunge qualcosa di nuovo, rende ancor più vivo il lavoro che fai. Siamo fortunati: facciamo un lavoro bellissimo, un lavoro molto difficile perché come diceva Eduardo “gli esami non finiscono mai”. Ogni volta che sali sul palco è un esame nuovo.

Come trasmette i suoi sentimenti agli allievi?

Cavalli: Dobbiamo dire come trasmettevo i miei sentimenti agli allievi, perché è un po’ di tempo che non insegno più, poiché sono troppo impegnata nella scrittura e nella regia. Per poter insegnare devi sempre avere linfa nuova e quindi deve continuare ad imparare; io di tempo per studiare ancora ne ho poco e quindi mi è sembrato giusto ad un certo punto interrompere l’insegnamento, però credo che il sentimento principale da passare agli allievi sia la passione, l’amore. Questa è la cosa che va ancora prima delle tecniche; le tecniche si imparano in seguito ma prima di tutto coltivare la passione e la curiosità.Come è stata la strada per diventare regista?

Cavalli: Ho fatto tanto palcoscenico, ma tanto tanto tanto, anche nelle condizioni peggiori: tournee pazzesche, due spettacoli al giorno e imparando dal palcoscenico con un talento di base che è quello dell’osservazione. Io, lo dico sempre, non sono automunita, sono una chiacchierona molto curiosa, quindi io imparo tutto dalla strada ascolto molto le persone, mi faccio influenzare. Vado a teatro, vado molto al cinema. Nasce, cresce la passione che non ho ancora finito di alimentare: è un continuo dare benzina a questo fuoco.

Secondo lei qual è la ricetta per riuscire sempre nello spettacolo?

Cavalli: Aiuto che domanda…….. diciamo che non si riesce sempre nello spettacolo, perché ha mille variabili, mille situazioni che possono cambiare, dipende anche da come stai tu. Io dico sempre che le ciambelle in teatro per forza devono uscire col buco, ma non sempre il buco è centrato, a volte è un po’ storto, a volte troppo piccolino, a volte troppo grande e quindi diciamo è mettercela tutta, tanta buona volontà, tanta voglia di riuscire, impegnarsi più che si può ma il teatro è un prodotto umano, un prodotto artigianale e come tale a volte anche i piccoli difetti lo rendono peculiare e particolarmente bello.

Il suo personaggio preferito che ha portato in scena e in cui si è divertita di più qual è?

Cavalli: Allora, tra quelli che ho interpretato io sicuramente Lisaura nella Bottega del caffè, mentre tra quelli che ho scritto Alice in Quasi perfetta, interpretata da Giulia Bacchetta e il professor Roversi in Fuori misura, il Leopardi come non ve l’ha mai raccontato nessuno, interpretato da Andrea Robbiano. Loro due sono due mie creature che amo particolarmente anche se non le ho interpretate.

Come si relaziona con gli attori?

Cavalli: Io amo gli attori, questa è la cosa fondamentale, per me sono importantissimi, mentre scrivo uno spettacolo penso a loro che dovranno interpretarlo, quando facciamo le prove cerco di trasmettere loro tutto quello che ho nella testa per interpretare ogni personaggio, ma poi ad un certo punto, quando l’attore va in scena, lo spettacolo e il personaggio diventano suoi: quindi prima gli costruisco il personaggio e poi glielo regalo

Grazie mille.