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L’inutile strage

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Erano gli anni della guerra. Pirandello, in nome delle sue posizioni patriottiche, aveva visto con favore l’intervento, considerandolo come una sorta di compimento del processo risorgimentale, ma la guerra incise dolorosamente sulla sua vita: il figlio Stefano, partito volontario, fu subito fatto prigioniero dagli austriaci, e il padre si adoperò con ogni mezzo, ma invano, per la sua liberazione.

La prima guerra mondiale fu un momento cruciale per la storia geopolitica dell’Europa e segnò la fine di un epoca: le grandi potenze europee, che nell’Ottocento avevano egemonizzato economicamente e politicamente gran parte della terra, vennero ridimensionate o scomparvero.

Il 28 Giugno 1914 uno studente serbo assassinò l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono asburgico, e la moglie a Sarajevo capitale della Bosnia-Erzegovina nella penisola balcanica. Questo evento fece precipitare verso la guerra una situazione internazionale da anni carica di tensioni politiche, economiche e sociali. Le cause effettive si identificavano nella politica espansionistica tedesca, nell’indebolimento dell’Impero ottomano, nelle guerre balcaniche, nella crisi marocchina, la politica espansionistica tedesca.

L’Austria lanciò un duro ultimatum al governo serbo (chiedeva di mettere fine ad ogni propaganda antiaustriaca orale e scritta, pena la violazione della sovranità dello stato serbo), ritenendolo responsabile dell’attentato. La risposta fu, secondo gli Austriaci, inadeguata e il 28 Luglio dichiararono guerra alla Serbia cominciando a bombardare Belgrado. Rapidamente il conflitto assunse una dimensione mondiale. La Russia si schierò a fianco della Serbia con l’obiettivo di contrastare l’influenza austriaca nei Balcani, mentre la Germania dichiarò guerra alla Russia e alla Francia. Il 4 Agosto la Gran Bretagna entrò in conflitto a fianco di Francia e Russia (Triplice Intesa). L’Italia per il momento rimase neutrale al di fuori del conflitto, ritendendo la Triplice Alleanza un patto a carattere difensivo. Si schierò con l’Intesa anche il Giappone che puntava ai possedimenti tedeschi in Cina. L’Impero ottomano diede il suo appoggio ad Austria-Ungheria e Germania (Imperi Centrali).

Sul fronte occidentale cominciò una guerra di movimento: l’impero austro-ungarico invase la Serbia; la Russia avanzò sul fronte orientale; la Germania attaccò la Francia del nord attraverso il Belgio, fino a giungere a poche decine di chilometri da Parigi. Il governo francese lasciò la città, ma l’esercito riuscì a fermare l’avanzata tedesca sul fiume Marna dando una svolta alla guerra. I tedeschi, infatti, furono costretti ad arretrare dietro trincee e fortificazioni. Il conflitto si andava trasformando in una guerra di posizione. I due fattori di sconfitta tedesca furono: l’avanzata troppo rapida dell’esercito che risultò esageratamente ampio e quindi disgregato e l’invasione della Prussia da parte della Russia che richiese truppe dall’esercito tedesco (fronte orientale). I russi, fermati dagli austro- tedeschi in due sanguinose battaglie, ne uscirono comunque vittoriosi.

Ai due grandi fronti si aggiunse un terzo: il Mare del Nord, dove Germania e Gran Bretagna aprirono un aspro conflitto per il dominio di questo mare; la Gran Bretagna voleva, infatti, bloccare il rifornimento di qualsiasi merce, soprattutto militare ed alimentare, alla Germania. Questa strategia cominciò a dare i suoi frutti mietendo vittime civili per denutrizione. La Germania rispose scatenando una guerra sottomarina sia allo scopo di rompere l’isolamento, sia per interrompere i rifornimenti americani alla Gran Bretagna. Questa guerra coinvolse anche navi passeggeri: l’episodio peggiore fu l’affondamento del piroscafo americano Lusitania sul quale viaggiavano più di mille passeggeri. Di conseguenza lo stato maggiore tedesco decise di limitare gli atti di guerra sottomarina e questo fronte perse di importanza.

Nel 1915 scesero in campo anche la Bulgaria con gli Imperi Centrali e Portogallo e Romania con l’Intesa.

L’Italia sarebbe dovuta intervenire a fianco degli Imperi Centrali, ma rimase neutrale per tre motivi: la Triplice Alleanza aveva solo carattere difensivo, l’impero austro-ungarico non l’aveva consultata prima di aggredire la Serbia e nella popolazione vi erano sentimenti anti- austriaci. Contraria alla guerra era anche la maggioranza liberale guidata da Giovanni Giolitti. Egli temeva che la guerra avrebbe fatto cadere il fragile stato liberale, avrebbe, invece, potuto ottenere vantaggi territoriali attraverso negoziati diplomatici.

Nel 1914 Giolitti, non essendo riuscito ad avere una solida maggioranza, si dimette e il governo passa nelle mani di Salandra (destra liberale) al quale cominciò ad affacciarsi l’ipotesi di intervenire a fianco dell’Intesa.

Il paese si spezzò tra interventisti (coloro che volevano entrare nel conflitto mondiale) e neutralisti (coloro che volevano restare neutrali, cioè il 90% della popolazione). La parte interventista era composta dai sindacalisti e socialisti rivoluzionari, convinti che la guerra avrebbe scardinato il capitalismo e dagli irredentisti che vedevano in una eventuale guerra il completamento del ciclo risorgimentale delle guerre d’indipendenza. Al gruppo si univano i grandi gruppi industriali che vedevano nell’intervento un’occasione di sviluppo economico ed anche gli interventisti democratici. Interventisti erano anche i liberali di destra, secondo i quali la guerra avrebbe permesso di accentuare il carattere autoritario dello stato contro le tensioni sociali. Erano, invece, neutralisti i liberali giolittiani, i cattolici e i socialisti: i cattolici per motivi morali mentre i socialisti giudicavano la guerra contro gli interessi dei lavoratori e pro borghesia.

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Nell’aprile del 1915 il ministro degli esteri, all’insaputa del Parlamento, firmò il Patto di Londra che impegnava l’Italia ad entrare in guerra non più tardi di un mese a fianco della Triplice Intesa.

Il patto prevedeva che alla fine del conflitto l’Italia avrebbe ottenuto:

  •   Il Trentino e il Tirolo meridionale
  •   Trieste e Gorizia, l’Istria e una parte della Dalmazia
  •   La base di Valona in Albania e le isole del Dodecaneso.
  •   Vantaggi da definirsi derivanti dallo smembramento dell’impero coloniale tedesco.Così il 23 Maggio 1915 l ‘Italia dichiarò guerra all’Austria varcando il Piave, facendo nascere anche un nuovo fronte; quello italo-austriaco di circa seicento chilometri (detto meridionale) che si estendeva lungo tutto il confine con l’Austria.L’esercito italiano entrò in guerra impreparato e inadeguato a sostenere un conflitto di lunga durata: anche sul fronte italo-austriaco iniziò un’estenuante guerra di posizione, nel fango e nelle trincee. La guerra si stava trasformando sempre di più in una guerra di logoramento, senza battaglie campali che risolvessero il conflitto.Questa situazione di stallo stava danneggiando perlopiù gli Imperi centrali, poiché erano circondati da ogni parte e subivano il blocco commerciale da parte di Gran Bretagna e Francia.Gli Imperi tentano, così, di riprendere la guerra di movimento sfondando le linee nemiche nei pressi della fortezza di Verdun, dove si scatenò una cruenta battaglia per ben cinque mesi che causò mezzo milione di vittime. Gli anglo-francesi lanciarono un contrattacco finale che fece arretrare i tedeschi e questa volta i morti furono più di un milione. Contemporaneamente i tedeschi stavano tentando di rompere l’isolamento per via mare: la marina tedesca si scontrò con quella inglese presso la penisola dello Jutland per consentire alle navi da carico tedesche di lasciare i porti del mare del Nord. La vittoria fu tedesca, ma parziale e non sufficiente per allentare il blocco inglese. Dopo i due fallimenti il capo di stato maggiore tedesco fu sostituito e nel gennaio 1917 annunciò la guerra sottomarina totale che prevedeva l’affondamento di tutte le navi che fossero entrate in qualche modo in comunicazione con la Gran Bretagna, anche quelle passeggeri. Intanto sul fronte meridionale gli Austriaci lanciavano un violento attacco contro le linee italiane (spedizione punitiva contro l’alleato traditore) che portò all’occupazione dell’altopiano di Asiago, poco dopo gli Italiani riuscirono nella presa di Gorizia.Il 1917 fu l’anno decisivo a causa di tre eventi che portarono conseguenze sul piano militare e politico: la rivoluzione bolscevica e la caduta dello zarismo in Russia che portò questa nazione all’uscita dalla guerra; l’entrata in guerra degli Stati Uniti; il rifiuto della guerra da parte dei soldati e della popolazione dei vari stati europei, troppo stanchi e ormai troppo insofferenti. Le condizioni dei soldati erano disumane: iniziarono, così diserzioni e ammutinamenti ai quali i governi europei reagirono con strette autoritarie.§§§In Russia, dopo la rivolta di operai e soldati scoppiata a Pietrogrado e la conseguente abdicazione dello zar, il potere fu assunto dal partito bolscevico di Lenin, che concluse una pace separata con gli Imperi Centrali.

Gli Stati Uniti entrarono in guerra a fianco dell’Intesa provocati dalla ripresa da parte della Germania della guerra sottomarina contro tutte le navi, loro intenzione era salvaguardare le esportazioni in Europa.

Le linee italiane, stremate dagli sforzi ordinati dal generale Cadorna (autore anche di alcuni errori strategici), vennero sfondate dagli austro-tedeschi a Caporetto; gli italiani dovettero ritirarsi fino al Piave, perdendo quattrocentomila uomini. Tutto sembrava perduto, ma Il comando venne affidato al generale Diaz, il quale riorganizzò l’esercito promettendo la distribuzione di terre ai contadini al termine del conflitto. Questa promessa ebbe larga presa fra i soldati, in prevalenza lavoratori agricoli; in questo modo Diaz riconquistò il loro consenso.

Nel marzo 1918 l’offensiva austro-tedesca proseguì sul fronte occidentale, giungendo fino alla Marna, ma con l’arrivo delle truppe americane scattò la controffensiva dell’Intesa e dopo circa tre settimane il fronte tedesco fu sfondato.

Sul fronte meridionale l’esercito italiano sconfisse le armate austriache a Vittorio Veneto. La disfatta degli Imperi centrali era ormai compiuta. La guerra si era, dunque, conclusa. Austria e Germania videro dissolversi i loro ordinamenti politici

La conferenza per la pace si aprì nel gennaio del 1919 a Versailles, dove si incontrarono solamente i paesi vincitori (Francia, Gran Bretagna, Italia, Stati Uniti che avevano un programma differente sul trattamento da riservare agli sconfitti); i vinti furono convocati solo per firmare i trattati di pace.

Alla Germania fu imposta una “pace punitiva” in modo che non potesse più risollevarsi: la restituzione alla Francia dell’Alsazia e della Lorena, lo smembramento dei possessi coloniali e il pagamento dei danni di guerra.

L’Italia non riuscì ad ottenere l’annessione di Fiume e della Dalmazia, ottenne, invece, il Trentino, l’Alto Adige, Trieste e l’Istria (si parlò, infatti, di vittoria mutilata).

Il risultato finale della conferenza fu la creazione da parte del presidente americano Wilson della Società delle Nazioni che doveva rendere possibile la cooperazione fra gli Stati ed evitare nuovi conflitti.

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