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Daniela Quarta

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Mi puoi concedere, per favore, una tua presentazione?

Quarta: Sono Daniela Quarta, ho 42 anni e sono il direttore della scuola, attrice di teatro e insegnante di teatro. Persona felice e felice anche di essere qui a parlarvi di questo pezzettino di strada fatto insieme.

Come sei arrivata a Quelli di Grock?

Quarta: Ci sono arrivata come allieva nel 2002-2003 nel corso attori.

Che percorso hai fatto?

Quarta: Il percorso che si fa nel corso attori: primo anno, secondo anno, ho avuto le mie promozioni, le mi bocciature, finché sono riuscita a diplomarmi, quindi a completare il percorso dei quattro anni, nel frattempo il mio percorso è stato un po’ anomalo perché io non ero giovanissima, avevo già fatto le mie esperienze sia come professionista che come insegnante e quindi mentre frequentavo il corso attori già ero insegnante nella sezioni giovani. Così ho portato avanti due percorsi: quello formativo e quello professionale.

Come trasmetti i tuoi sentimenti a tuoi allievi?

Quarta: Come li trovo prima di tutto. Diciamo che non è la prima cosa a cui penso, entrare in aula e condurre persone in un percorso di avvicinamento al teatro non è esattamente passare dei sentimenti; è trovarsi in un determinato stato: uno stato di apertura, di forte desiderio in cui mettere insieme lo stato d’animo e quindi chiamiamolo se volete sentimento con uno stato fisico. Come faccio a fare questo? Mi alleno, studio a mia volta, mi applico ad individuare qual è lo stato del gruppo, perché occorre uno stato comune e da lì partire. Il teatro ci chiede proprio di cambiare il nostro stato, quindi anche l’emotività e a partire dallo stato fisico, il mio prima e poi quello dei miei allievi, andare ad aggiustarsi emotivamente e psicologicamente in un pacchetto che riguardi l’espressività e quindi il teatro.

Da quanti anni sei direttrice della scuola?

Quarta: Dal 2012. Sono passata da insegnante a direttore.

Qual è la ricetta per riuscire sempre nello spettacolo?

Quarta: Forse è adeguarsi alla propria imperfezione, cercare di stare con quello che si ha. Il mestiere dell’artista è un mestiere complicato fatto di fatica e di ricerca continua. Non so se c’è una ricetta precisa; sicuramente so che non si può mollare mai, non ci si può mai accontentare, non si può pensare di aver capito tutto, perché appena credi di aver capito è lì che c’è qualcosa che ti è sfuggito. Forse gli ingredienti di questa ricetta sono l’umiltà, la dedizione, il cuore aperto e la barra a dritta, la fiducia e sentire che c’è qualcosa di più grande di noi dal quale attingere poi non so se si riesce sempre, noi ci proviamo; non è il risultato, ma il percorso, ecco, forse questo.

Un commento obiettivo sull’allievo Andrea Colombo…

Quarta: Andrea lavora con me da cinque mesi abbondanti. Sicuramente è mosso da un grande desiderio; a volte questo desiderio si confonde con l’ansia da prestazione che è una nostra nemica e quindi a volte gli si chiude un po’ lo sguardo. Per me quando gli si chiude lo sguardo è come se gli si chiudesse il cuore; allora io prendo un apriscatole che ho brevettato io per i cuori degli allievi, perché il cuore che c’è è talmente grande e luminoso che è un peccato che si celi dietro un taglio di capelli. Quindi più cuore e meno capelli dico ad Andrea Colombo che è stupendo ed è stato un privilegio incontrarlo quest’anno.

Grazie Mille.